La personalizzazione dei trattamenti: oltre le etichette dei massaggi
Quando si parla di massaggio, spesso si tende ad associare un certo tipo di trattamento a un nome preciso: “decontratturante”, “linfodrenaggio”, “miofasciale”, “shatzu”, e così via. A scuola di massaggio, infatti, ci insegnano protocolli standard: a seconda della tecnica scelta, corrispondono determinate manipolazioni e modalità di applicazione. Questo è molto utile nelle prime fasi della formazione, quando ancora non si ha un bagaglio di esperienza con clienti reali.
Dal 2009, anno in cui ho iniziato la mia attività, non ho mai smesso di aggiornarmi, studiare e confrontarmi con casi sempre diversi. Oggi posso dire con sicurezza che nessun trattamento può essere davvero efficace se applicato in modo “meccanico”, semplicemente seguendo un protocollo.
Il mito del “più dolore, più beneficio”
Capita spesso che un cliente arrivi convinto che l’unico modo per sciogliere una contrattura sia “premere forte” o addirittura “fargli male”, magari perché un altro massaggiatore in passato ha ottenuto un risultato in questo modo. Ma la realtà è diversa: una contrattura cronica non sempre si risolve con il dolore. Certo, una pressione molto intensa può dare sollievo temporaneo, può ridurre la sensazione di rigidità o limitazione nella mobilità. Ma, essendo cronica, quella contrattura tornerà. Chissà, magari dipende da una postura incongrua che viene attuata giornalmente al lavoro.
Il corpo, in ogni caso, risponde meglio a un approccio graduale: riscaldare i tessuti, lavorare con ascolto, e solo poi eventualmente andare in profondità. Non è la “forza bruta” che porta equilibrio, ma la capacità di rispettare i tempi del corpo e scegliere la tecnica giusta.
Integrare, non etichettare
Per questo, nel mio lavoro non mi limito a un’unica tecnica. Integro diversi approcci a seconda della persona che ho davanti: deep tissue massage, rilascio miofasciale, trigger point, drenaggio linfatico, ognuno di questi strumenti ha un senso se inserito in un quadro più ampio. Il massaggio “deep tissue” non è un metodo univoco, ma piuttosto un contenitore di varie modalità. Il vero valore sta nella capacità del terapista di scegliere e modulare gli strumenti in base al bisogno reale del cliente.
Lo stesso discorso vale per il linfodrenaggio. Non esiste un protocollo “taglia unica” valido per tutti: la pressione, ad esempio, deve essere calibrata in base alla condizione della persona. In alcuni casi può bastare un tocco leggero, in altri serve una manualità più decisa. Ogni corpo racconta una storia diversa, e merita una risposta personalizzata.
La mia visione del lavoro
Per me lavorare sul corpo significa molto di più che applicare una tecnica. Significa integrare competenze e conoscenze:
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- tecniche di massaggio diversificate
- esercizi posturali personalizzati
- supporto nella ripresa post-traumatica (dopo le cure fisioterapiche)
- elementi di kinesiologia
- consigli su alimentazione e gestione dello stato emotivo
Questa visione globale è ciò che dà valore al mio lavoro. Non cerco di “vendere un massaggio” ma di accompagnare la persona in un percorso verso un equilibrio più stabile e duraturo.
Sono una professionista sempre aggiornata, curiosa, desiderosa di aiutare. Credo nella qualità e nel rispetto della mia professione, e non intendo mai svalutarmi: ogni trattamento che propongo nasce dall’ascolto, dalla personalizzazione e dalla volontà di fare la differenza nella vita di chi si affida a me.

